Coronavirus, Scavolini: “Io chiudo, ma Conte ha sbagliato”

Secondo Valter Scavolini, fondatore insieme al fratello dell’omonima azienda leader nel settore delle cucine, il governo ha sbagliato a lasciare “alla coscienza dei singoli imprenditori la scelta se continuare o fermarsi”

“Il governo non si è mosso bene”. A dirlo, in un’intervista al Resto del Carlino, è Valter Scavolini, fondatore insieme al fratello dell’omonima azienda leader nel settore delle cucine, che critica l’esecutivo Conte per aver lasciato “alla coscienza dei singoli imprenditori la scelta se continuare o fermarsi”.

Secondo Scavolini, che lunedì ha deciso di fermare la sua azienda per due settimane, “una decisione del genere andava presa per tutte quelle produzioni che non fossero legate ai servizi essenziali come per esempio alla catena del cibo e quindi al rifornimento dei supermercati”. Il rischio, spiega l’imprenditore, è che così facendo si creano situazioni di concorrenza sleale. E, se è vero che sul tema non c’è unità nemmeno all’interno di Confindustria perché alcuni colleghi temono di perdere competitività, dall’altro lato è pur vero che anche gli Scavolini si trovano nella medesima difficoltà. “Anche noi come azienda avevamo in programma di inviare all’estero anche importanti quantitativi di cucine. Ma nonostante questo abbiamo preso la decisione di chiudere perché io credo che la salute dei cittadini vada messa al primo posto, senza però dimenticare anche gli aspetti economici”, ha chiarito il fondatore. Passate le due settimane di ‘fermo’, Scavolini deciderà quali altri iniziative intraprendere “ma – aggiunge – onestamente non so, anche se il fermo fosse di una quindicina di giorni, se è una misura che potrà bastare. Lo spero, ma onestamente non lo so”. Inoltre, l’imprenditore pesarese ritiene controproducente “andare avanti con la produzione per coprire il mercato interno” quando tutti i negozi sono chiusi e, pertanto, non ci possono essere nuovi ordinativi in arrivo. “Se stiamo tutti fermi una settimana-quindici giorni non muore nessuno”, sentenzia paragonando questo stop a un “ferragosto anticipato”. In compenso nessuna paura da parte dei suoi dipendenti: “Devo dire di no, tolte le solite fisiologiche assenze, molte anche legate al fatto che ci sono i figli a casa. Noi abbiamo preso tutte le precauzioni possibili sia negli uffici che nelle catene di montaggio”, distribuendo anche le mascherine.

La Scavolini non è la prima azienda a fermarsi. La Fca ha chiuso i suoi stabilimenti a Pomigliano, Melfi e Cassino. Anche Luciano Bonetti, presidente della Foppapedretti, ha deciso di sospendere la produzione almeno fino al 20 marzo, ma nello stesso tempo ha duramente attaccato il governo per il suo decreto:Hanno tutti paura di decidere e demandano agli altri, e cioè a noi, le scelte più difficili: siamo alle solite. Dobbiamo fermarci per bloccare questa epidemia? Facciamolo, per 15, 20 giorni, di più se serve. E diciamolo con forza da qui, da Bergamo, perché se la situazione dovesse aggravarsi poi conteremmo danni irreparabili su un territorio che pesa molto sull’economia nazionale”.

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