Dai piccoli Comuni ai Ministeri: in Italia 11mila data center. Ma ne basterebbero 7

Da migliaia a pochi
Il piano del Team digitale si articola in tre punti e parte da una distinzione tra servizi della Pa non essenziali ed essenziali. I primi – si pensi, per esempio, alla posta elettronica o al protocollo informatico – potrebbero essere gestiti in cloud. A tal proposito già esiste un modello battistrada: Corte dei conti, Avvocatura dello Stato e Cnel hanno aderito al progetto Idea@Pa, che comporta la migrazione di servizi verso piattaforme di cloud pubblico. Iniziativa che garantisce alla sola Corte dei conti un risparmio di 750mila euro al mese.

Questa prospettiva apre anche un interessante fronte economico, perché i gestori delle “nuvole” potrebbero essere privati che rispondono ai parametri fissati di recente dall’Agid (Agenzia per l’Italia digitale).

Il secondo punto del piano è – come spiega Simone Piunno, Cto del Team – «la creazione di un minimo numero (da tre a sette) di data center nazionali, dislocati nella Penisola e realizzati secondo criteri di massima sicurezza ed efficienza energetica». Il coordinamento dei siti, in cui si concentreranno i server dell’intera Pa, saranno gestiti da un Polo strategico nazionale. Questo comporterà attenzione ad aspetti come la scelta dei luoghi, che non dovranno essere a rischio terremoto o idrogeologico, dovranno trovarsi lontani dai centri urbani ma vicini a reti elettriche e a zone coperte da più operatori del digitale. Non ultimo, ai siti dovrà essere assicurata un’adeguata difesa militare.

I poli digitali metteranno a disposizione un edificio protetto in cui le Pa potranno spostare il loro centro dati, l’energia elettrica per farli funzionare e un sistema di ventilazione per espellere il calore prodotto dalle macchine. Per il resto, le amministrazioni continueranno a gestire il proprio data center in piena autonomia, garantendo l’aggiornamento dei software e le altre attività possibili da remoto.

Una trasmigrazione che, secondo il Team, può avvenire in tempi medio-brevi e che assicurerà forti economie di scala: si potranno risparmiare una buona parte di quei 2 miliardi spesi oggi per gestire i server a livello locale.