Ecco le città in cui si ruba di più nei negozi: Milano è al top per numero di denunce

Distribuzione

di Michela Finizio

20 giugno 2019


Legittima difesa, difendersi non è reato: giro di vite su scippi, furti e rapine

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Scarti, prodotti danneggiati e merce rubata si traducono in perdite per 49 miliardi di euro l’anno per i retailers europei, pari al 2,05% del fatturato annuale. Un conto che per l’Italia arriva a 3,3 miliardi, cui vanno aggiunti 1,5 miliardi di spesa per adottare contromisure di sicurezza nei negozi. A sottolinearlo è il rapporto «Retail Security in Europe. Going beyond Shrinkage», condotto da Crime&tech (spin-off del centro Transcrime dell’Università Cattolica del Sacro Cuore), che ha raccolto i feedback di circa 23mila esercizi commerciali in 11 Paesi, Italia compresa.

La fotografia delle differenze inventariali – che analizza i dati di circa 3.500 punti vendita, le statistiche degli uffici giudiziari nazionali e 1.600 notizie di reati (furti e rapine) registrati nel commercio a livello europeo nel periodo 2015-2017 – fa riflettere sull’entità del fenomeno e sulla necessità di adottare sistemi di controllo per arginarlo. Le cifre complessive, che tengono conto sia delle perdite sia delle relative spese in sicurezza, per il nostro Paese toccano i 4,8 miliardi di costo annuo e incidono per l’1,2% sul fatturato delle aziende italiane.

Tra i settori più colpiti c’è l’alimentare, dove le differenze inventariali si aggirano sul 2% del fatturato (2,4% in Italia), e l’abbigliamento con l’1,4 per cento. Quelli che registrano i tassi più bassi sono, invece, elettronica (0,4%), bellezza e cosmesi (0,5%) e articoli sportivi (0,7%). Questi valori tengono conto dei furti esterni e interni, ma anche di eventuali errori amministrativi, uso non conforme, scarti, merci scadute e merci e prodotti freschi danneggiati.

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Lo studio, svolto con il supporto di Checkpoint Systems (leader globale nella fornitura di soluzioni from source to shopper per il settore retail), rivela anche quali sono i prodotti più rubati: nell’alimentare, i primi cinque sono bevande alcoliche (liquori e champagne), formaggi, carne, dolci e pesce in scatola; nell’abbigliamento (soprattutto sportivo) sono accessori, maglieria, pantaloni e camicette; telefoni cellulari e auricolari sono in cima alla lista nel settore dell’elettronica.