Generali cresce e conferma i target

Utile a 2,67 miliardi. Il cda prova a blindarsi: potrà fare la sua lista per il rinnovo

Generali festeggia un anno da record e mette mano al portafoglio per l’emergenza coronavirus istituendo un fondo da 100 milioni di euro, di cui 30 destinati subito a un primo sostegno in Italia. L’ad Philippe Donnet nella conferenza seguita all’annuncio dei dati è stato chiaro: i Btp non si toccano (il Leone, a fine 2019, aveva in portafoglio 62,7 miliardi di debito pubblico italiano). «Non abbiamo preoccupazioni particolari sullo spread e non ci sono piani per cambiare questo ammontare che è stabile», ha dichiarato il Donnet che poi manda un ulteriore messaggio tranquillizzante a Roma. «Non credo che Generali rischi di divenire preda. E comunque non sono a conoscenza di alcun interesse a riguardo». Anche se la tentazione potrebbe essere forte: il gruppo triestino in Piazza Affari, nonostante il rimbalzo messo a segno ieri (+2,3% a 12,07 euro) vale meno del suo patrimonio netto (0,6 volte circa).

Generali ha chiuso il 2019 con un utile netto di 2,67 miliardi (in rialzo del 15,7% seppure sotto le previsioni di consenso di 2,74 miliardi), un utile operativo di 5,2 miliardi (+6,9%), una redditività (Roe) al 12,4% e premi complessivi pari a 69,78 miliardi (+4,3%). Sul fronte Vita la raccolta netta si è attestata a 13,6 miliardi (+19,6% rispetto al 2018) grazie alla crescita in Italia (+27,3%), Asia (+28,9%) e Francia (+33,5%). I premi nel ramo Danni hanno invece raggiunto quota 21,5 miliardi (+3,9%) con un rapporto tra premi raccolti e spese sostenute pari al 92,6% (- 0,4%), «il miglior combined ratio registrato tra i peer (rivali ndr)», secondo l’ad.

Le masse in gestione a fine anno hanno raggiunto quota 630,1 miliardi in crescita del 29 per cento. A livello di capitale infine il regulatory solvency ratio, a fine dicembre, si attestava 224% (dal 217% del 2018) per scendere tuttavia, il 6 marzo, al 200% un dato su cui ha influito la chiusura di alcune acquisizioni. A giudizio degli analisti del Credit Suisse l’indice di patrimonializzazione potrebbe scendere ulteriormente al 188% in seguito ai movimenti di mercato e all’ampliamento degli spread sui Btp.

Su questi numeri di bilancio il cda il Leone di Trieste ha proposto una cedola di 0,96 euro per azione (+6,7% rispetto al 2018) che ai prezzi attuali porta il rendimento del titolo al 7,5 per cento. Il dividendo sarà proposto per l’approvazione all’assemblea degli azionisti convocata per il 30 aprile che, in sede straordinaria, sarà chiamata a deliberare modifiche dello statuto in materia di nomina del cda. Tra i cambiamenti previsti c’è la stretta sul numero dei consiglieri (che passerebbero a 13 da 17) e la possibilità per il cda di presentare una propria lista di candidati in linea con quanto già deliberato da Mediobanca che del Leone di Trieste ha il 13% del capitale. Proprio Piazzetta Cuccia tuttavia, il cui cda è in scadenza con l’approvazione del bilancio, ha però registrato la scalata di Leonardo Del Vecchio oggi prossimo al 10% del capitale. Lo stesso patron di Luxottica è presente nel capitale di Generali con il 4,8% del capitale.

Donnet si è poi detto fiducioso sul raggiungimento degli obiettivi al 2021 (crescita media annua degli utili per azione tra il 6 e l’8%, Roe medio all’11,5% e destinazione a cedole del 55-65% degli utili) grazie «ai risultati del 2019 e ai progressi compiuti rispetto ai target del piano, che ci mettono in una solida posizione per far fronte all’emergenza». Per i prossimi mesi la compagnia rimane concentrata sulla «esecuzione disciplinata della strategia» nella consapevolezza che, almeno per ora, è difficile calcolare l’impatto dell’emergenza sanitaria in corso. Non sono infine escluse mosse di acquisizione. «Siamo molto cauti, disciplinati e prudenti. Ma questo non significa che saremo fermi» sostiene Donnet per poi concludere: «Nelle prossime settimane ridefiniremo le nostre priorità sull’M&A e saremo selettivi».