Giallo sulle parole di Merkel. Che cosa ha detto sull’euro

Mentre in Europa proseguono i negoziati per raggiungere un’intesa sulla quantità e sulla modalità degli aiuti economici per la fase di ricostruzione post Covid, la Germania fa legittimamente i suoi conti. L’unica cosa che interessa a Berlino, al netto di Mes, Sure, Recovery Fund e via dicendo, è preservare il mercato unico. E il motivo lo ha spiegato alla perfezione Angela Merkel.

Nel corso di una lunga intervista rilasciata a vari giornali, tra cui La Stampa, la Cancelliera spiegava che “è nell’interesse della Germania che il mercato unico sia forte e che l’Unione europea cresca insieme, che non si disgreghi”. D’altronde gli obiettivi conclamati dalla stessa Merkel possono essere riassunti nella seguente dichiarazione: “È in grande misura nell’interesse di tutti gli Stati membri mantenere un forte mercato interno europeo e presentarsi compatti sulla scena internazionale. Pur in una situazione così eccezionale, conto sul fatto che gli Stati membri abbiano un grande interesse nelle cose che ci uniscono”.

Il punto è che, dietro ingenti dosi di diplomazia di facciata, tanto la politica estera dell’Ue, pressoché inesistente, che l’Euro, inteso come moneta unica, sono due concetti che non interessano più di tanto una Germania che ambisce ad altro. Non importa come, ma l’Europa deve conservare il mercato unico. “Perché l’Europa sopravviva, la sua economia deve sopravvivere”, ha sottolineato Merkel. Una frase emblematica che, fa notare atlanticoquotidiano.it, potrebbe racchiudere un significato non colto a dovere.

Gli interessi tedeschi

Il mercato unico deve sopravvivere a ogni crisi: come fare per scongiurare il suo coma irreversibile, e quindi la sua dissoluzione? Semplice: l’economia dei Paesi membri dell’Ue deve sopravvivere. Infatti, nel caso in cui quest’ultima condizione non dovesse verificarsi, i Paesi in apnea potrebbero uscire dal mercato unico danneggiando gli interessi tedeschi.

Ecco, è proprio per questo motivo, per evitare che la Germania resti con un pugno di mosche, che Merkel ha proposto il Recovery Fund, illudendo Giuseppe Conte di essere un’alleata dell’Italia. In effetti i denari del fondo servono per dare un sostegno ai Paesi travolti dalla pandemia, soprattutto per quelli che devono fare i conti con un elevato livello di indebitamento. Ma il fine è conservare gli interessi di Berlino.

Detto altrimenti, se è vero che da un carico economico eccessivo scaturisce una disoccupazione elevata, e da questa rischia di generarsi una situazione politicamente esplosiva, con forti rischi per il mercato unico, la Germania si è sentita in dovere di proporre il Recovery Fund per tutelare il mercato unico. Questa è l’equazione alla base della strategia di Merkel.

Merkel, Mes e Karlsruhe

Attenzione, spingere per il Recovery Fund non vuol dire, come forse aveva immaginato qualcuno, soldi a pioggia e debiti cancellati. Merkel ha piantato dei paletti da rispettare. Intanto i contributi del fondo sono straordinari e rappresentano una risposta eccezionale. Dunque, tutto questo accadrà una sola volta. Inoltre il programma deve restare “nel quadro dei Trattati europei” (altro che tassazione per finanziare il Recovery Fund) e, se i soldi del fondo sono pochi ogni Paese dovrà arrangiarsi da solo.

Infine, per quanto riguarda il Mes, la Cancelliera non ha incoraggiato l’Italia ad utilizzarlo. Le sue parole? “Questa è una decisione che deve assumere l’Italia”. Giuseppe Conte ha subito risposto piccato a qualcosa che Merkel non aveva mai detto. Il premier italiano ha così sfruttato l’errata interpretazione data alle parole della collega tedesca per fini propagandistici.

Vale inoltre la pena analizzare il pensiero di Angela Merkel riguardo la sentenza Karlsruhe. “Senza alcun dubbio, la legge europea ha precedenza sulla legge nazionale – ha spiegato la Cacncelliera – ma ciò non ci dice dove la giurisdizione del diritto europeo inizi e finisca. L’essenza della Ue risiede nelle competenze trasferite dagli Stati membri”. In sintesi, Merkel ha impugnato la sentenza di Karlsruhe, facendo capire che la competenza trasferita all’Ue debba essere solo quella monetaria e non anche quella fiscale.

Scendendo nel dettaglio, Merkel è andata dritta al punto: “Nelle zone di confine tra la sfera di giurisdizione della legge nazionale ed europea, possono crearsi degli attriti se il livello europeo definisce i propri limiti più generosamente che, ad esempio, il Parlamento tedesco. Questo è ciò che stiamo vedendo nel caso della Bce. Se la Corte Costituzionale giudica che un confine sia stato superato, si rivolge alla Corte di Giustizia dell’Ue e richiede una verifica. Sino ad ora, ogni disaccordo è stato ricomposto. Ora abbiamo un conflitto. Ciò è nella natura della bestia, poiché uno Stato nazionale sarà sempre in grado di rivendicare particolari competenze, a meno che tutti i poteri non siano trasferiti alle istituzioni europee, il che sicuramente non accadrà”. Ebbene, questa risposta “esplosiva” data dalla Cancelliera sulla sentenza è stata esclusa (se non censurata) da un discreto numero di giornali, italiani e non.