Giù le tasse? 600 Comuni hanno già aumentato le addizionali Irpef

Anche con il freno del voto, insomma, la pressione sul fisco si è fatta sentire. Perché come sempre il blocco della leva fiscale ha colpito a casaccio, e ha penalizzato ovviamente in misura maggiore chi è stato sorpreso dallo stop con un’Irpef locale più bassa della media.

Proprio questo aspetto spinge la geografia degli aumenti verso il Centro-Nord, dove una salute dei bilanci locali mediamente migliore della media ha permesso di andare avanti senza sfruttare tutti gli spazi fiscali. A Sud, come in quasi tutte le grandi città da Milano a Napoli e Palermo, i problemi di bilancio avevano già spinto al massimo l’Irpef senza lasciare margini ulteriori.

Gli aumenti si affacciano comunque in Comuni importanti, da Mantova a Rimini, da Lucca a Imola fino ai grandi centri intorno a Milano come Sesto San Giovanni, Rho o Busto Arsizio. A Sud sono della partita Trani, Barletta, Avellino e Trapani, mentre per il resto i ritocchi si diffondono in una miriade di piccoli centri. Da segnalare, rari, i casi di controtendenza, in cui la pressione fiscale diminuisce più o meno leggermente: succede per esempio a Bologna e Forlì, dove le aliquote restano quelle dello scorso anno ma crescono le soglie di esenzione (da 14mila a 15mila euro a Bologna, da 8 a 15mila a Forlì).