Il governo ora è sotto assedio: scatta l’allarme per Gualtieri

Le ambiguità, in politica, si pagano sempre: e Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia e delle Finanze della compagine giallorossa, ha dovuto sperimentarlo sulla sua pelle al recente Eurogruppo, primo raduno in presenza dei titolari dei dicasteri economici dell’Unione Europea dopo la pandemia, in cui si è discusso del rilancio della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes).

L’Unione si si avvia a chiudere, dopo averla congelata, la riforma che suo tempo era stata a suo tempo concepita per ristrutturare il fondo salva-Stati, generando aspre polemiche nel nostro Paese, ma ancora non è chiara la posizione dell’Italia. Gualtieri si è sempre definito un’entusiasta sostenitore della riforma del Mes che, ci ricorda Il Messaggeroprevede, in caso di appello di uno Stato al Mes per programmi di assistenza finanziaria, “emendamenti per rendere più facile (ma non automatica) la ristrutturazione del debito passando dal doppio voto al voto unico dei detentori”. In questo contesto, l’Italia è riuscita a ottenere di rendere più flessibile le clausole “da introdurre sui nuovi titoli con scadenza superiore all’anno dal 2020, che consentono di aggregare tutti i titoli e ristrutturarli con un solo voto dei creditori”.

Gualtieri non ha una linea perchè non ne ha una il governo Conte II di cui è membro. Il suo Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali spingono per l’approvazione; il Movimento Cinque Stelle maggioritario alle camere è invece sfavorevole, analogamente all’ex partner di governo, la Lega, mentre Giuseppe Conte ha manifestato toni critici verso il Mes e dichiarato che per Roma non sarà necessario approvare l’adesione alle nuove linee di credito “sanitarie”. Nei mesi scorsi, poi il focus sul Recovery Fund aveva totalmente annacquato il dossier Mes. Come su altri dossier, dalla sintesi di questi punti non era venuta fuori una posizione comune, ma solo tanta confusione: e così, all’Eurogruppo l’Italia si è trovata sotto fuoco incrociato. Specie considerato il fatto che il molto tempo passato dall’inizio del processo di modifica del Mes e i cambiamenti politici nel Paese hanno reso problematica la situazione.

A giugno 2019 il governo Conte I (M5S-Lega) aveva aperto a una modifica tutto sommato limitata del Mes sotto la condizione che si seguisse la logica del pacchetto col completamento dell’unione bancaria; il governo Conte II rappresentato da Gualtieri ha aumentato il suo supporto al processo di ratifica in una fase, l’inverno 2019, in cui i primi segni di cedimento nell’economia internazionale facevano presagire la possibilità di un futuro ricorso nazionale al Mes, che avrebbe portato in emersione tutte le problematiche su condizionalità, riduzione della seniority del debito pubblico e modifica in corsa dei memorandum su cui si è concentrato il dibattito sul Mes. Un tema fondamentale sul piano politico ma che in larga parte non riguarda la riforma in questione, destinata a intervenire su un testo consolidato.

Il nodo politico si è dunque fatto più intricato: nella politica italiana non si è più discusso della riforma del Mes, ma del Mes in quanto tale. E nessuna forza politica al governo ha mai fatto nulla per sciogliere questo equivoco, con la conseguenza che Gualtieri ha finito per andare a incontrare i colleghi senza anche solo una strategia di breve periodo. M5S e Pd hanno messo sotto il tappeto la polvere, dimenticando che il problema si era nel frattempo duplicato, essendosi aggiunto al tema della riforma del Mes il nuovo fronte dell’eventuale utilizzo del Mes “sanitario” deliberato come strumento anti-crisi.

Bruno Le Maire, ministro dell’Economia del governo francese, ha dichiarato di essere favorevole a un ripristino della logica della mutualità tra la riforma del Mes, da firmare entro novembre, e l’avvio dell’iter per rendere la procedura di risoluzione unica per le banche attiva dal 2021. La Germania spinge sul medesimo terreno. E l’Italia? La sua posizione non è data a sapersi. Roma potrebbe, altrettanto legittimamente dichiararsi contraria a ogni avanzamento così come entusiasticamente favorevole alla proposta Le Maire e al Mes sanitario; potrebbe, come fa la Francia, unire alla spinta per la logica del pacchetto indicazioni chiare sul fatto che un ricorso ai fondi Mes anti-pandemia è da escludere e che i fondamentali del Paese sono solidi; potrebbe anche avanzare nuove proposte, legittimamente sostenuta dal mutato clima politico ed economico rispetto al giugno 2019, che porta a dover tener d’occhio in particolare il debito privato piuttosto che quello pubblico. Potrebbe e dovrebbe agire politicamente, ma su iniziativa del governo giallorosso, che ha come ideologia unica di riferimento la volontà di non frantumare l’anomala coalizione M5S-Pd, sceglie l’ignavia. E questo, a prescindere da tutto, danneggia solo il prestigio e la credibilità di un grande Paese come l’Italia.