Milano-Cortina, coppia vincente per le Olimpiadi invernali 2026

LA MAPPA DEI SITI OLIMPICI E LE RISORSE IN CAMPO

LA MAPPA DEI SITI OLIMPICI E LE RISORSE IN CAMPO

In Argentina peraltro non dovranno essere illustrate le fonti di entrata: le garanzie – statali o regionali – andranno infatti recapitate a Losanna entro l’11 gennaio 2019, inserite in un più articolato dossier sulla candidatura. I costi per gli investimenti infrastrutturali per Milano-Cortina dovrebbero essere in linea con quelli stimati per la candidatura tripla. Quindi sarebbero confermati i 376 milioni inseriti nel masterplan “Mi-To-Co”, licenziato dalla commissione valutazione il 1° agosto scorso. In quel documento la spesa infrastrutturale riguardava gli impianti di gara per 156 milioni e gli edifici di supporto (il villaggio per atleti e giornalisti, nonché il centro di produzione televisiva e il centro stampa) per 220 milioni. Il Veneto garantirà circa 100 milioni. Il resto sarà a carico della Lombardia. Ovviamente gli investimenti non finiranno qui, perché ai 376 milioni andranno aggiunte le infrastrutture per la mobilità: strade, autostrade, ferrovie, ponti, gallerie, eccetera. Questi interventi non sono stati ancora presi in considerazione (ma Cortina ha già ricevuto stanziamenti per i mondiali di sci alpino del 2021) nella prima versione del piano di fattibilità.

Passando invece alla parte operativa, cioè ai costi legati all’attività del comitato organizzatore (stipendi per il personale, costi di marketing, promozione, pubblicità, spese di rappresentanza, viaggi, trasferte, costi per servizi, consulenze e così via) e all’allestimento dei Giochi (cerimonie di apertura e chiusura, spese vive per le gare) una prima stima porterebbe a 1 miliardo e 200 milioni di euro. Quindi, al momento, escluse le infrastrutture viarie, i Giochi italiani 2026 costerebbero poco più di un miliardo e mezzo di euro. Occhio però a non mischiare le due tipologie di spese. Infatti, mentre gli investimenti in impianti e infrastrutture saranno a carico del Paese organizzatore, per la spesa operativa il Cio interverrà con un contributo, stimato ad oggi intorno ai 900 milioni di euro. Perché? La risposta si trova analizzando i ricavi di un’Olimpiade.

Sul fronte del fatturato, il Cio gestisce direttamente le tre principali fonti di entrata: diritti televisivi, top sponsor e fornitori ufficiali. Con questi introiti il Comitato olimpico internazionale è in grado di foraggiare la quasi totalità della spesa operativa. Le voci di fatturato gestite dal comitato organizzatore locale sono: i biglietti; gli sponsor domestici ( non in conflitto con quelli del Cio) e il merchandising sul territorio nazionale.

È pertanto la parte infrastrutturale l’elemento di spesa da monitorare. Da qui i discorsi sulla dislocazione degli impianti, con l’obiettivo di ridurre i costi. Nella cartina a cinque cerchi dovrebbero quindi rientrare i trampolini di Predazzo e le piste di fondo di Lago di Tesero, nella trentina Val di Fiemme, e il centro del biathlon di Anterselva, in Alto Adige. Impianti già esistenti nell’ottica di una Olipiandi low-cost. A Cortina verrebbero concentrati sci alpino, sport del budello (bob, slittino e skeleton) e curling, mentre in Valtellina andrebbero lo snowboard a Bormio, il freestyle a Livigno e lo sci di fondo a Santa Caterina. Tutto il resto a Milano, dove gli impianti del ghiaccio sarebbero quattro: due palazzetti per l’hockey, l’anello per il pattinaggio velocità e la pista per short track e pattinaggio figura. Sin qui si è solo abbozzato. Da martedì parte la corsa che si concluderà tra meno di un anno con l’assegnazione dei Giochi.