Pensioni, le tre “bombe” da disinnescare prima del 2022

Il futuro delle pensioni è racchiuso in una data da segnare di rosso su tutti i calendari: 31 dicembre 2021. Nel caso in cui non dovessero arrivare interventi o riforme prima del gong, questa data rischia di trasformarsi in un vero e proprio “ingorgo pensionistico”.

Come sottolinea Il Sole 24 Ore, i rischi da considerare sono tanti, al punto tale da poter definire l’ultimo giorno del prossimo anno “deadline previdenziale”.

Lo scalone di Quota 100

Il motivo principale è la fine della sperimentazione triennale di Quota 100. Se nessuno farà niente, come sembra probabile, la misura evaporerà facendo materializzare, al suo posto, uno “scalone”.

Che cosa significa? In parole povere, fino al termine del 2021 è prevista la possibilità di ritirarsi dal mondo del lavoro raggiungendo i 62 anni di età e i 38 di contributi versati. Ma dal 2022 potrebbe non essere più possibile farlo.

Detto altrimenti: chi compirà 62 anni o maturerà i 38 anni di contributi a gennaio 2020, rischierà di rimanere fuori dalla Quota 100 e dovrà aspettare di compiere 67 anni e 3 mesi di età oppure 42 anni e 10 mesi di contributi (uno in meno per le donne) per poter accedere alla pensione. In certo casi lo scalone potrebbe arrivare persino a cinque anni e tre mesi.

Un problema non da poco, quello appena descritto, che ha spinto governo e sindacati a convocare un round per il prossimo 27 gennaio. Obiettivo dell’incontro: disinnescare la mina provocata dallo scalone.

Due sono le opzioni sul tavolo: affidarsi a una Quota 102 interamente contributiva (64 anni di età e 38 di contribuzione) oppure puntare su una flessibilità calibrata sui lavori gravosi e usuranti.

La stretta sulle indicizzazioni delle pensioni

Un altro tema da trattare con i guanti, che farà la sua comparsa sempre a partire dal primo gennaio 2022, è quello inerente alla indicizzazioni degli assegni pensionistici.

Tra un anno si esaurirà infatti la stretta voluta dal vecchio governo gialloverde. La stessa, contestata dai sindacati, che garantisce 3,6 miliardi di risparmio nel periodo compreso tra il 2019 e il 2021 e che è rimasta immune dalla mini-rivalutazione contenuta nell’ultima manovra.

Una spesa troppo alta e il rischio “ingorgo”

C’è poi da considerare l’enorme spesa per le pensioni, che nel 2022 dovrebbe superare la soglia di 300 miliardi di euro. E questo a causa soprattutto dei pensionamenti anticipati.

Insomma, il rischio “ingorgo” potrà essere evitato solo attuando con dovuto anticipo accorgimenti e interventi appropriati.

Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha affermato che entro la fine del mese sarà formata una commissione di esperti che avrà il compito di formulare “proposte che siano sostenibili per la finanza pubblica”. Il tempo stringe e il 31 dicembre 2021 si avvicina.